Cafferata (Lega Consumatori): “Non basta non dire il falso. Il consumatore deve essere messo nelle condizioni di capire davvero ciò che acquista”
Una sentenza destinata ad avere effetti importanti nel settore alimentare e nella tutela dei consumatori arriva dalla Corte di Giustizia dell’Unione Europea, che con la decisione depositata il 30 aprile scorso ha stabilito che può essere sanzionata anche una comunicazione commerciale che, pur senza contenere informazioni false, sia in grado di indurre in errore il consumatore sull’origine delle materie prime utilizzate. La vicenda nasce da un caso italiano relativo alla commercializzazione di pasta con forti richiami all’italianità pur in presenza di materie prime non italiane. Secondo la Corte, ciò che conta è l’effetto complessivo del messaggio sul consumatore medio.
La Corte ha infatti chiarito che le norme europee sulle pratiche commerciali sleali e quelle relative all’etichettatura alimentare possono applicarsi contemporaneamente, rafforzando così la tutela dei cittadini nei confronti di messaggi ambigui o fuorvianti.
“Si tratta di una pronuncia molto importante – sottolinea Cristina Cafferata, Presidente nazionale della Lega Consumatori – perché afferma un principio fondamentale: non basta evitare informazioni formalmente false. Anche colori, immagini, richiami territoriali, simboli e strategie di marketing possono creare nel consumatore una percezione non corretta dell’origine reale del prodotto”.
“È una decisione che rafforza la trasparenza e il diritto a una scelta consapevole – prosegue Cafferata –. Troppo spesso il consumatore viene orientato da confezioni, slogan o immagini che evocano qualità, territorialità o provenienze che poi non trovano riscontro reale. Questa sentenza dice con chiarezza che anche l’ambiguità può diventare pratica commerciale scorretta”.
La Lega Consumatori evidenzia inoltre come il tema riguardi non solo il settore agroalimentare, ma più in generale il rapporto di fiducia tra imprese e cittadini.
“La correttezza dell’informazione commerciale – conclude Cafferata – non può fermarsi al rispetto formale delle regole. La comunicazione deve essere chiara, comprensibile e leale. Perché il consumatore ha diritto non soltanto a non essere ingannato, ma anche a non essere indotto in errore”.
Attività realizzata nell’ambito del progetto Finanziato dal MIMIT art. 148 – L. 388/2000 –DD 12 maggio 2025.