Stop del Garante all’app che “spoglia” le persone: allarme deepfake, “massima attenzione ai minori”
Cafferata (Lega Consumatori): “Un clic può distruggere una reputazione”
Circolano da tempo, e sono diventati uno strumento sempre più pericoloso: sono i deepfake — video, foto o audio manipolati tramite intelligenza artificiale —ormai alla portata di chiunque, grazie ad app che permettono di creare contenuti estremamente realistici. Nati per gli effetti speciali cinematografici, oggi vengono spesso usati per truffe, disinformazione e vere e proprie violazioni dell’identità personale. Rispetto a sei mesi fa è sempre più difficile riconoscere le immagini false create ad hoc. Ora è possibile creare, in diretta, anche video dove una persona può essere sostituita ad un’altra.
Ma da venerdì scorso qualcosa si è mosso: il Garante per la protezione dei dati personali ha disposto lo stop immediato all’app Clothoff, una piattaforma con sede nelle Isole Vergini Britanniche che consentiva di generare immagini e video “deep nude”, ossia falsi digitali che mostrano persone reali nude o in pose sessualmente esplicite, anche partendo da foto di minori. L’intervento è stato adottato d’urgenza la settimana scorsa per tutelare la dignità e la riservatezza delle persone coinvolte e per arginare un fenomeno che, avverte l’Autorità, può avere effetti devastanti soprattutto sui più giovani. “Si pensi alle immagini di ragazzi e ragazze che, estrapolate dai social, finiscono, in nudi integrali su siti pedopornografici accessibili a tutto il mondo. È una forma moderna e subdola di furto di identità”, spiega Cristina Cafferata, presidente della Lega Consumatori. “Con un semplice clic si può distruggere la reputazione di una persona, alterandone il volto, la voce o persino il corpo. È indispensabile che tutti, soprattutto i genitori, siano consapevoli dei rischi e insegnino ai ragazzi a proteggere la propria immagine online.”
Il Garante ha inoltre annunciato indagini più ampie per individuare e bloccare altre piattaforme simili a Clothoff. Ma la prima difesa resta sempre l’attenzione degli utenti. “Non dobbiamo abbassare la guardia. I ragazzi sono i bersagli più fragili, possono cadere vittima di ricatti ed avere gravi ripercussioni psicologiche” ammonisce ancora Cafferata. “Prima di condividere o scaricare un’immagine, chiediamoci sempre se potrebbe diventare un’arma contro di noi o contro altri. La tutela della dignità passa anche dalle nostre scelte quotidiane. I ragazzi non devono temere di parlare in famiglia: la tutela parte da lì, per poi estendersi agli strumenti di difesa che, purtroppo, non solo sono lenti, ma si scontrano con una tecnologia sempre più articolata e sofisticata.”
Gli sportelli di Lega Consumatori sono a disposizione delle persone anche su tali problematiche.
Il motto è “fare rete per non cadere nella rete”.